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La Service Design Jam Roma apre alle startup!

48 ore di co-creazione per inventare nuovi servizi e migliorare la vita delle persone. È una jam: più competenze, talenti e profili professionali diversi ci sono, meglio è! Molto richieste quest'anno le startup :)

 

Tutti invitati alla Service Design Jam Roma 2017 che si svolge nello spazio FAMO COSE da venerdì 17 febbraio ore 19:00 a domenica 19. Si inizia con il rito della creatività e la formazione delle squadre, seguita da una cena per socializzare, e si finisce con "una pacca sulla spalla" e la presentazione dei prototipi, in mezzo niente di meno che il processo integrale di progettazione di nuovi servizi capaci di rispondere ai bisogni delle persone e di migliorare la loro vita. In pieno spirito Jam Session, la diversità ha un ruolo fondamentale per la buona riuscita dell'iniziativa: diversità di formazione, di skill, di profilo professionale, da mettere in campo per creare insieme. Ecco perché quest'anno l'invito è particolarmente interessante per il mondo startup.

Per partecipare è obbligatoria la registrazione su Eventbrite.

 

Lasciamo la parola a Nois3, lo studio di service designer di Roma che organizza la Service Design Jam, per spiegare nel dettaglio cosa succederà.

 

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Quindi il 17/18/19 Febbraio, Famocose sarà di nuovo la Casa dello Human Centered Design a Roma e di questa Design Jam e di altre future.

 

Eventi di co-creazione

Eventi del genere si susseguono ogni settimana oramai, perché questo è diverso? Maratone o hackathon sono organizzate ogni giorno da aziende, organizzazioni, persino governi per trovare soluzioni crowdsourced a problemi complessi, almeno sotto forma di prototipo. Spesso sono competizioni e le soluzioni non sempre emergono da un bisogno riscontrato a partire dal tema, ma sono idee con le quali i team arrivano e partecipano per realizzarle.

 

Co-design Jam

Le Co-Design Jam che organizziamo dal 2011 si fondano su due principi che per noi sono quasi ovvi, ma che vale la pena ribadire. Sono diverse dalle hackathon perché i gruppi si formano direttamente sul posto e non sono competitive ma hanno per lo più uno scopo divulgativo.

 

Il Design Thinking

Lo sentiamo citare quasi ovunque e spesso a sproposito, assieme allo Human Centered Design.

In queste 48 ore di progettazione i nostri partecipanti sono sfidati a misurarsi con delle tecniche di design messe a punto negli anni dalla scuola scandinava fino a Stanford da designer e studiosi, alcuni dei quali hanno poi fondato IDEO , un riferimento assoluto per chi si occupa di fare progettazione soprattutto di servizi.

Sono spesso confusi con semplici principi di buon senso, ma hanno rappresentato un cambio di paradigma importante per questo settore: investigare i bisogni delle persone prima di proporre soluzioni per le stesse. Per poi rispondere a una domanda tanto semplice quando ostica: How might we?

Rispondere senza perdersi in soluzioni arzigogolate, improbabili o complicate, ma piuttosto provando soluzioni prototipabili velocemente così da testarle immediatamente con le stesse persone che il bisogno l’hanno espresso. Soluzioni magari complesse, ma immediatamente actionable almeno in parte.

 

Designer come Deus Ex Machina?

Quest’approccio sembra far perdere fascino al ruolo di Deus Ex Machina dei designer, e spesso si cita questa frase

Se avessimo chiesto alle persone che cosa avrebbero voluto, ci avrebbero chiesto cavalli più veloci. (Henry Ford)

Questa citazione, ci mostra una brillante e testarda opera di ricerca di Raffaele, è assolutamente aprocrifa. Non c’è traccia della sua veridicità neanche alla Fondazione Ford.

D’altronde, soprattutto nell’ambito della progettazione di Servizi, i cui destinatari finali sono persone che dovranno in qualche modo beneficiarne è impossibile avere una progettazione che prescinda dall’investigazione dei bisogni, delle abitudini, delle frustrazioni e dai “reliefs” che le persone provano usando gli stessi servizi. Troppo spesso abbiamo visto servizi che sembrano stati immaginati da persone che mai una volta si sono misurati a utilizzarlo in prima persona.

 

Prototipazione e Bodystorming

Per questo chiediamo ai nostri partecipanti di impersonare il loro servizio durante la Jam, una tecnica che si chiama Bodystorming, per rendersi conto in prima persona di cosa funziona oppure no, di quali difetti o pregi nascosti possono emergere. I risultati sono molto divertenti e allo stesso modo davvero utili per chi progetta: aprono discussioni interne al team e con gli altri team che assistono, che con le loro domande o osservazioni danno degli ottimi feedback, offrendo punti di vista inaspettati.

Questo, affiancato da una fase di prototipazione di servizio e test con le persone che il bisogno l’hanno espresso, rendono il processo efficace e sensato da un punto di vista della progettazione.

Il limite che abbiamo sempre riscontrato e che vogliamo provare a sperimentare è che i progetti/servizi sono spesso esercizi di stile difficilmente trasformabili in idee di business o applicabili in qualche modo.

Quest’approccio d’altronde è molto vicino all’approccio Lean nel creare impresa. È per questo che quest’anno durante la Global Service Design Jam Rome vogliamo focalizzarci su mettere in connessione il nostro mondo dei designer con il mondo di chi vuole creare startup innovative che possano davvero funzionare.

 

La collaborazione e la facilitazione

L’altro grande principio che sta dietro all’organizzazione di questi eventi sta nel prefisso CO. Le co-design jam vogliono promuovere un’idea collaborativa della progettazione in cui il Designer possa essere un facilitatore nel processo, coltivando ogni stimolo che arrivi da ogni tipo di stakeholder coinvolto. In tutte queste edizioni, in ogni caso, abbiamo avuto a che fare con gruppi di partecipanti non troppo eterogenei e comunque abbastanza sensibilizzati sull’argomento. Ma la mia esperienza professionale – partita appunto dal 2011 con la prima delle Design Jam a cui ho partecipato – mi ha insegnato che questo tipo di processo aiuta a superare, almeno temporaneamente, i silos di competenze promuovendo un flusso di generazione delle idee più aperto e più efficace.

 

Il designer come facilitatore

Perciò quest’anno alla Global Service Design Jam Rome vogliamo aprirci esplicitamente a partecipanti che siano di settori anche più distanti da quello del Design in senso stretto: business, marketing, comunicazione etc. Perché il Design sta andando in questa direzione: è successo già altrove che grandi aziende – persino banche – decidono di acquisire importanti Design Firm per potersi giovare di processi di progettazione basati sul Design Thinking per via dell’approccio olistico e sistemico che questi inducono. E pensiamo che questo approccio possa portare un valore reciproco alla generazione di idee di imprese innovative e servizi efficaci sui bisogni delle persone grazie alle idee disruptive unite a un processo inclusivo basato sullo Human Centered Design, in cui il Designer sia un facilitatore di questo processo che metta a frutto i punti di vista di tutti e che renda però non dispersiva la fase esplorativa e riesca a impostare una strategia di prototipazione rapida, test sul mercato e iterazione breve.

 

Leggi il programma e registrati.

 
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