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Progettare l'interfaccia coinvolgendo l'utente finale: il metodo basato sull'atomic design elaborato da Giuseppe Burdo.

 

Parlare di sostenibilità applicata alla progettazione dell'esperienza utente può significare molte cose: abbiamo parlato della fluenza cognitiva e dell'impatto che su di essa ha l'usabilità di un prodotto o di un servizio, della co-creazione come modo per portare l'innovazione in contesti limite e sotto la soglia di povertà.

Lo strumento introdotto da Giuseppe Burdo, interaction designer e consulente freelance per aziende e agenzie, si basa sullo user centered design ed è finalizzato ad individuare un linguaggio comune tra progettisti e utenti finali/clienti. Questo strumento divide la progettazione in varie fasi e per ogni fase crea un parallelo tra gli strumenti del design e il linguaggio delle persone. Ecco allora che i bisogni dell'utente sono principi del design, la sua esperienza è lo user journey, la storia personale è lo user flow, il dialogo è l'interfaccia, i comportamenti sono le interazioni.

Questo consente di mettere in atto un vero processo di co-creazione, utile per i designer e utile per gli utenti che comprendono meglio un'innovazione e sono più portati ad utilizzarla. La sostenibilità come comprensione, come comunicazione. Se non esiste questo dialogo tra designer e utente finale, tra designer e cliente, il prodotto o il servizio offerti saranno meno sostenibili sul piano sociale ed economico.

La User Experience ha bisogno di essere sostenibile per il bene di stakeholders e destinatari.

Il metodo proposto è pensato per migliorare i servizi in modo incrementale, dalla piccola alla grande scala.

Giuseppe Burdo è stato uno degli speaker del WUDRome 2016.

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