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Come, dalla sfiducia degli investitori e da un quasi fallimento iniziale, Airbnb è diventata il colosso mondiale dell'home-sharing. L'intervista al Country Manager Italia Matteo Stifanelli.

 

Da principio a crederci erano solo loro, Nathan Blecharczyk, Brian Chesky (attuale CEO) e Joe Gebbia, due designer e un programmatore, oggi un pool di banche internazionali del calibro di JP Morgan, Citigroup, Bank of America e Morgan Stanley, ha scelto di investire 1 miliardo di dollari e Airbnb sta per quotarsi in borsa.

Quella di Airbnb è una parabola ascendente che può ispirare molti giovani che vogliono lanciare una startup, non solo e non tanto perché è la storia di un'impresa nata senza un soldo e divenuta miliardaria, ma anche perché è la storia di un'intuizione, rivelatasi geniale, che gli investitori, all'inizio, hanno semplicemente liquidato come "una pazzia".

Matteo Stifanelli, il giovane Country Manager Italia di Airbnb dal 2011, è entrato nell'azienda americana quando ancora, per lo meno in Italia, la popolarità era ridotta e la community di proprietari ancora davvero limitata. Negli ultimi 5 anni, grazie anche all'apertura dell'ufficio italiano nel 2012, la situazione è cambiata radicalmente e oggi il nostro paese è il terzo mercato al mondo per gli affitti tra privati e a breve termine.

La vera storia di Airbnb ce l'ha raccontata lui in occasione di uno degli appuntamenti di HiTalk.

 

Founder di Airbnb

Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk
 

L'idea "folle" di due designer di San Francisco.

Brian Chesky e Joe Gebbia (classe 1981) nel 2008 sono due giovani designer di San Francisco che, in occasione di un importante evento internazionale legato al design, decidono di affittare il proprio appartamento. L'idea non è solo di approfittare della condizione di overbooking delle strutture ricettive della città per guadagnare qualche soldo aprendo le porte della propria casa, ma anche di offrire un'esperienza di viaggio diversa, più personale, "more human", come recita ancora oggi il pay-off di Airbnb.

L'idea funziona e i due designer, ai quali si è unito anche il terzo co-founder, Nathan Blecharczyk, decidono di provare a lanciare il nuovo business, convinti che accogliere un viaggiatore in un appartamento privato, anche nell'appartamento in cui si vive, possa rappresentare la nuova frontiera del mercato degli alloggi per turisti nell'era della sharing economy.

 

I 7 "No" degli investitori

"L'idea era valida, ma la partenza è stata tutt'altro che semplice", ci racconta Matteo Stifanelli. Celebre è la storia delle "7 rejections", dei 7 rifiuti ricevute da Brian, Nathan e Joe da parte degli investitori. Forse meno noto il rischio di fallimento a un anno dalla partenza, quando i 3 co-founder si sono ritrovati pieni di debiti e con una piattaforma che ancora non aveva trovato la chiave per far decollare il business.

 

La creatività ha evitato il fallimento

Quella di Airbnb sembra essere, soprattutto all'inizio, una storia di intuizioni creative geniali, apparentemente avventate, che hanno permesso di evitare ogni volta il fallimento e sulle quali si è costruita negli anni un'impresa a dir poco solida e che non smette di crescere.

 

cereali-airbnb-Bulsara

Le scatole di cereali customizzate ideate dai founder di Airbnb per incrementare gli affitti durante la prima convention dei democratici nel 2009.
 

Condivisione, trasparenza, fiducia: i valori che hanno fatto il successo di Airbnb.

Airbnb è una società che nel 2015 veniva quotata 25,5 milardi di dollari, fattura molto ed è stabile, tanto da attrarre l'interesse di grandi banche.

Il modello di business è rimasto più o meno lo stesso dall'inizio, ma la piattaforma è cambiata moltissimo, ci racconta Matteo. A partire dal nome del dominio, fino all'inserimento di tutte le funzionalità che oggi la caratterizzano, il pagamento online attraverso sistemi sicuri, un modello di recensioni che garantisce trasparenza e costruisce la fiducia, una struttura che da subito ha impostato al sua mission e il suo core business sulla relazione personale tra proprietari, gli host, e i viaggiatori.  Ecco perché la costruzione e la gestione della community sono fondamentali e sono uno dei task principali dei team che operano sul territorio.

 

3 consigli per chi vuole lanciare una startup

  1. Trova qualcosa che ti piace, lanciare un'impresa prenderà il 90% del tuo tempo.
  2. Non aver paura di osare e fare cose che possono sembrarti "un po' pazze", all'inizio l'idea di Airbnb sembrava folle.
  3. Non arrenderti e non ascoltare chi ti scoraggia, "qualche volta, se ti danno del matto, vuol dire che sei sulla strada giusta".
 
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